
Il tribunale interno: quando la giornata finisce ma il processo continua - Copia
Hai detto la tua opinione. Sembrava andare bene.
Poi, tornando a casa, parte il processo.
“Forse sono stato arrogante.” “Forse ho sbagliato tono.” “Forse ho urtato qualcuno.”
E così, parola dopo parola, rivedi tutto quello che hai detto. Cerchi l’errore. Aspetti la condanna.
Se ti succede, non sei insicuro/a. Hai una forma di eccessiva responsabilità emotiva. Ed è molto diverso.
Il problema non è parlare. È il dopo.
Chi vive questo blocco spesso riesce a esprimersi. Il punto critico è ciò che accade dopo: un tribunale interno che si mette al lavoro, analizza ogni parola, emette sentenze.
Quel critico interno non è la tua coscienza. È una voce che hai assorbito nel tempo, da esperienze in cui esprimersi aveva effettivamente un costo. Non va combattuta. Va ascoltata con distanza. Poi va risposta.
Una prima strategia concreta: il Diario del Giudice
Ogni sera, per una settimana:
Scrivi 3 cose che hai detto o fatto bene durante la giornata
Scrivi una critica del tribunale interno
Poi scrivi: “Oggi scelgo di fidarmi di me.”
Con la pratica, quella voce equa si fa più forte. E il tribunale, lentamente, perde potere.
Se ti riconosci in questo blocco e vuoi lavorarci in modo guidato, puoi scrivermi su WhatsApp al 347 2546243 per prenotare una consulenza gratuita.
